ISPIRAZIONE DANDY
Tra tutte le pagine del mio libro Parigi Vibes, quelle dedicate a Dandy sono senz’altro fra le mie preferite.
Non perché raccontino il Dandy parigino nella sua accezione più classica ma perché, quasi con un automatismo involontario, mentre immaginavo cosa scrivere la mia mente ha iniziato a associare il martellante ricordo di una persona che, come per diritto, è diventata protagonista della vibe; una persona che ha attraversato tutta la mia vita con un’eleganza tanto naturale da sembrare inconsapevole e con un fascino distrattamente seducente che la rendeva il più delle volte irresistibile.
Questa Vibe, insomma, è dedicata a mio padre.
Lui naturalmente non era francese, e probabilmente avrebbe sorriso all’idea di essere definito un Dandy, ma tant’è.

Possedeva quella rara capacità di trovare il proprio stile senza inseguire quello degli altri. Un’eleganza mai costruita, un fascino discreto, una sicurezza di sé che sfiorava, a tratti, una lieve e innocua arroganza. Non quella che allontana, ma quella che appartiene alle persone che conoscono il proprio valore e non sentono il bisogno di dimostrarlo.
Credo che il Dandy contemporaneo sia proprio questo.
Non un uomo vestito bene ma, semplicemente, un uomo riconoscibile.
Uno di quelli che entrano in una stanza senza fare rumore e, proprio per questo, finiscono per farsi “sentire”, percepire, notare.
Quando ho immaginato la tavola dedicata a questa Vibe, ho voluto che alcuni oggetti fossero realmente suoi.
Non (solo) per nostalgia ma perché certi oggetti, proprio come certi profumi, hanno il potere di custodire una presenza.

Una scatola consumata dal tempo, un paio di gemelli, un orologio, il modellino di automobile d’epoca… piccoli dettagli che, messi uno accanto all’altro, raccontano molto più di quanto potrebbero fare mille parole.
Quando è possibile lo faccio; per interpretare al meglio uno stile, un’atmosfera e per dare maggiore identità e carattere a un progetto, mi aiuta cercare la mia ispirazione fra gli oggetti che nel quotidiano vengono maggiormente utilizzati da qualcuno.
Non sono semplici esercizi di stile, non sono neanche “stranezze” da creativi ma, piuttosto, mi fanno concentrare e in qualche modo immaginare brevi racconti costruiti con gli oggetti che improvvisamente mi svelano qualcosa di più profondo, sotteso, quasi intimo.
Perché gli oggetti, quando sono legati davvero a una persona, non arredano soltanto uno spazio, una tavola, una parete; continuano a raccontare la loro storia e, se fate attenzione, la sentirete anche voi.
Lo sguardo Saragiò
L’eleganza non è sapere cosa aggiungere, ma sapere di cosa fare a meno.
SARAGIÒ
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