Il linguaggio silenzioso delle cose

C’è una parola che mi accompagna da molti anni e che, forse più di ogni altra, racconta il mio modo di progettare.

È: contaminazione.

Mi affascina la possibilità di mettere in relazione oggetti, materiali, colori, epoche e stili che, almeno in apparenza, sembrano non avere nulla da dirsi.

Una vecchia cornice accanto a una lampada contemporanea, un tavolo vissuto circondato da sedie essenziali, un oggetto trovato in un mercatino d’antiquariato che dialoga con un pezzo di design.

È proprio in quel momento che succede qualcosa, quasi come se gli oggetti trovassero un linguaggio comune.

Non cercano di somigliarsi; continuano a essere profondamente diversi, eppure si comprendono.

Credo che sia proprio questa la parte del mio lavoro che amo di più.

Non creare ambienti perfetti ma creare relazioni.

Con il tempo ho capito che non cerco mai l’omogeneità, anzi.

Cerco quello che definisco il punto di rottura, quel dettaglio inatteso che interrompe un equilibrio troppo prevedibile e lo rende interessante.

Perché è quasi sempre la diversità a far risaltare le cose.

Un oggetto contemporaneo acquista carattere accanto a un pezzo antico, un materiale povero rende ancora più prezioso uno raffinato, una superficie imperfetta fa emergere la bellezza di una linea pulita.

È un continuo gioco di contrasti.

Ed è forse proprio questo che rende vivo uno spazio.

Casaeventi è nata esattamente così.

Non è stata progettata seguendo uno stile preciso; invece è cresciuta lentamente, accogliendo oggetti provenienti da viaggi, mercatini, botteghe artigiane, negozi contemporanei, ricordi e oggetti di famiglia, collezioni iniziate quasi per caso da me o da mia madre.

Ognuno racconta una storia diversa e, insieme, ne raccontano una nuova: la mia.

In fondo credo che il design non sia soltanto scegliere oggetti belli ma sia imparare in un certo senso ad ascoltarli, a dare loro una voce e poi sentire quella voce cosa sussurra, suggerisce.

Capire quali oggetti, arredi, accessori possono convivere, quali possono sostenersi a vicenda, quali riescono a mettere in risalto qualità che, da soli, rimarrebbero invisibili.

È un dialogo silenzioso.

Ed è proprio questo che cerco ogni volta che progetto una tavola, un interno, un libro o un piccolo gioiello.

Non un insieme di cose belle, ma un insieme di cose che abbiano qualcosa da dirsi.

Lo sguardo Saragiò

Il mio stile non nasce dagli oggetti che scelgo.

Nasce dalle conversazioni che riesco a far nascere tra loro.

SARAGIÒ

Art Direction • Design • Editoria • Ospitalità • Formazione

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